“Viaggio della memoria a Colonia e Marcinelle” di Chiara Cernicchiaro

Il 15, il 16 e il 17 Marzo il comune di Roma Capitale ha organizzato per 240 studenti e 40 professori un “Viaggio della Memoria” che questa volta ha voluto commemorare l’emigrazione italiana all’estero e che quindi ha avuto come meta Colonia (città tedesca con una grande presenza di immigrati italiani) e Marcinelle ( sito vicino alla cittadina di Charleroi in Belgio dove ebbe luogo la tragedia della nota miniera, con 262 morti).

Il perché di questa destinazione? “Per dare valore e significato a tutto quello che tanti italiani nel mondo hanno sacrificato nella loro vita, anche per la nazione”, a spiegarlo è stata Stefania Buccioli del Dipartimento Progetti Speciali del Comune di Roma Capitale.

La nostra scuola ha scelto sei alunni come rappresentanti in questo viaggio (tre ragazzi del 3°, Chiara Cernicchiaro, Alessandra Compagnone e Giovanni Spaziani e tre ragazze del 4°, Stella Zhang, Martina Riccitelli e Federica Bocchetti) accompagnati dal professore di storia e filosofia Angelo Passacantilli.

Il primo giorno ad accoglierci son state le due scuole italiane a Colonia, la “Francesco Petrarca” e la “Italo Svevo” che hanno organizzato dei seminari centralizzati proprio sull’argomento dell’emigrazione italiana.

Ciò che è emerso è stata la sua evoluzione nel tempo: chi arrivava in Germania nel dopoguerra era solitamente qualcuno alla disperata ricerca di un lavoro, pronto a tutto, che partiva con la speranza di ricongiungersi con la famiglia. Chi poi trovava questo lavoro era malvisto dai tedeschi, spesso considerato un attaccabrighe o un “mafioso”, quindi non si integrava con la comunità, ma cercava sempre un ponte con la patria natia. Radio Colonia, l’oggetto del nostro II laboratorio “I Media: gli Italiani e la Radio”, nacque nel 1961 proprio per questo, per riportare notizie dall’Italia agli emigrati, trasmettendo anche musica.

Adesso invece il concetto di emigrante è cambiato, spesso ad andare in Germania è chi ha studiato o vuole farlo e cerca una meritocrazia e una certezza di lavoro che in Italia non ci sono; questo era l’oggetto, invece, del nostro I laboratorio: “Gli Emigrati Italiani in Germania”.

Ad attenderci la sera all’hotel Maritim, nella sala conferenze, un concerto dei ragazzi della scuola italiana e un collegamento video con Gianluigi De Palo, assessore alla famiglia, all’educazione e ai giovani di Roma Capitale che, come ha dichiarato in un’intervista, ritiene che: “Ragionare assieme alle scuole incontrando in prima persona le comunità di Colonia e Marcinelle, è un’opportunità imperdibile per insegnare e imparare a immedesimarsi, con la testa e con il cuore, nell’esperienza dei migranti di oggi.”

Il secondo giorno la destinazione è stata Marcinelle, dove abbiamo assistito alla proiezione di un filmato che raccontava la tragica vicenda dell’incidente avvenuto la mattina dell’8 Agosto 1956 in una miniera di carbone dove persero la vita 262 minatori, di cui 136 solo italiani.

Molto toccante è stata anche la visita al memoriale della tragedia, che ha avuto come momento culminante la deposizione di una corona di fiori in onore dei caduti e i rintocchi di una campana, tredici, ognuno per ogni nazionalità dei minatori.

Ciò che più ci ha fatto riflettere è stata, però la testimonianza di due sopravvissuti che non erano rammaricati per le agghiaccianti condizioni di lavoro a cui, in gioventù, erano stati sottoposti, bensì erano fieri di averle accettate pur di mandare soldi alla famiglia in Italia.

Solo dopo la tremenda tragedia di Marcinelle venne finalmente introdotta nelle miniere del Belgio la maschera antigas. Le condizioni in cui lavoravano i minatori erano deplorevoli; il Governo Italiano per la reazione scandalizzata della popolazione, della stampa e dei sindacati di fronte all’alta frequenza con cui si succedevano gli incidenti nelle miniere belghe, interruppe a volte l’enorme esodo di manovali italiani verso il Belgio. Altra conseguenza fu una regolamentazione più severa in materia di sicurezza sul lavoro.

Certamente questa meta ha toccato nel profondo tutti noi giovani, ancora incapaci di capire l’importanza del sacrificio per la patria e/o per la famiglia e soprattutto ha offerto un ponte col presente fatto di “masse di esseri umani che arrivano in Italia cercando un futuro migliore, sovente senza riuscire a trovarlo”, come ha commentato De Palo, e il viaggio a Colonia, ma soprattutto a Marcinelle può rappresentare un’opportunità per dare nuovo senso al valore dell’integrazione e adeguare la nostra soglia di accoglienza verso chi punta oggi tutta la propria speranza sul nostro Paese.